Dagli Spagnoli ai Borboni

Gli equilibri politici, nel corso dei secoli, cambiano. La Sicilia viene annessa per un brevissimo periodo (dal 1713 al 1718), poi passa agli Asburgo (1718-1734), finché alla fine, lo Spagnolo Carlo III torna a governare l’isola, non più sotto il regno di Spagna, ma come stato autonomo del regno di Napoli. In questo periodo la nobiltà baronale la fa da padrone, non venendo mai contrastata dal governatore; accresce quindi privilegi e ricchezze, e ancora una volta splendidi palazzi e regge vengono edificati in un clima di generale opulenza.

Sotto il regno di Ferdinando IV, il fronte dei baroni resiste anche ai tentativi di riforme del viceré Caracciolo, il quale però riesce a varare diverse riforme in materia fiscale e dà un notevole contributo all’istruzione, promuovendo tra l’altro la costruzione dell’Orto Botanico.
Nel frattempo l’eco della rivoluzione francese risuona anche in Sicilia, e anche se con distanza di diversi anni, ispirandosi alla rivoluzione d’oltralpe, nel 1812 viene varata una riforma costituzionale. Non avrà vita lunga, dal momento che due anni dopo la Corte Napoletana trasforma la sicilia in una provincia del regno e vi insedia un luogotenente.

La lotta aperta, quindi, scoppierà ad intervalli più o meno regolari, durante le rivoluzioni del 1820, ‘48 e ‘60.
Dal punto di vista urbanistico, la città non subirà sostanziali mutamenti.

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