Palermo Spagnola
Una volta domate le rivolte baronali, nel 1415 giunge in Sicilia il primo viceré spagnolo. Palermo ancora una volta sarà la capitale dell’isola, e lo sviluppo urbanistico della città godrà notevoli vantaggi dal governo viceregio: gli ordini religiosi in questo periodo accumulano sempre più potere, patrimoni e ricchezze; di conseguenza aumentano il numero di chiese, oratori, e monumenti d’ogni genere: Palermo è un costante cantiere aperto, complice anche l’amministrazione municipale, che non vuol essere da meno in questa rincorsa al lusso e all’opulenza, e finanzia la costruzione della fontana Pretoria.
La città si spande oltre la vecchia cinta muraria e le mura stesse vengono rinforzate ed estese, tanto da rendere il castello a mare praticamente imprendibile. Il cassaro (l’attuale Corso Vittorio Emanuele) viene prolungato fino al mare; i due fiumi Kemonia e Papireto vengono prosciugati, e più in là, nel 600 viene approvato il taglio di Via Maqueda, che attraverserà perpendicolarmente il cassaro. All’incrocio tra queste due vie, vengono edificati i quattro canti.
I nobili, avuti garantiti i loro privilegi dai dominatori spagnoli, non vogliono essere da meno di clero e municipalità, ed anche loro cominciano a finanziare la costruzione di magnifici palazzi.
Di contro, nonostante tutta questa opulenza, la popolazione comune vive comunque in condizioni misere e pestilenze e epidemie contribuiscono a far aumentare il malcontento popolare, che sfocerà in diverse rivolte, tutte soffocate nel sangue.