Palermo dall’unità d’Italia

Il 1860 è l’anno in cui Giuseppe Garibaldi con i suoi Mille sbarca a Marsala e, una volta sbaragliati i borboni, grazie all’ampio consenso popolare, di fatto realizza l’Unità d’Italia.

La convivenza della Sicilia nel nuovo stato Italiano non è delle più agevoli né tanto meno pacifiche. Palermo nel ‘66 sarà teatro di numerosi moti antigovernativi, spesso sfociati nel sangue.

Nonostante tutto, la città risana man mano le sue ferite, e comincia a formarsi una ricca borghesia mercantile e cominciano a nascere le prime timide attività industriali.

La città continua la sua espansione e si estende al di là del centro storico. Nascono nuovi quartieri, viene realizzato il taglio di Via Roma, parallela a via Maqueda (il piano originario prevedeva il taglio di due parallele a via Maqueda e due Parallele a via Roma. Per fortuna - numerosi monumenti sarebbero stati sventrati nel tentativo taglio di quelle vie - il piano non fu mai interamente realizzato). Vengono edificati due teatri di notovole importanza (il teatro Massimo ed il Politeama Garibaldi).
E’ questa l’epoca dei Florio, famiglia di ricchi e lungimiranti imprenditori, che nel corso degli anni diedero sempre più lustro alla città, favorendo lo sviluppo dei commerci, delle arti e della cultura. Numerosi regnanti da gran parte d’europa scelgono Palermo come meta delle proprie vacanze.
E’ anche il periodo in cui Ernesto Basile, architetto artefice dell’ultimazione del teatro Massimo, sotto la cui guida a Palermo si sviluppò una breve ma intensa stagione del Liberty.

Nel periodo della seconda guerra mondiale, la città di Palermo subisce numerose perdite a causa dei bombardamenti alleati. Numerosi monumenti vengono squarciati, e il centro storico viene dilaniato dalle bombe sganciate sulla città. Le perdite sono ingenti e ancora oggi insanabili: gran parte del centro storico è stato lasciato per decenni abbandonato a sé stesso, e quelli che un tempo erano meravigliosi palazzi nobiliari (come palazzo Bonagia), adesso non sono altro che un cumulo di macerie.
Finita la guerra, è il tempo della nascita della Repubblica Italiana. La Sicilia è divisa dalle spinte separatiste (addirittura qualcuno, come il bandito Salvatore Giuliano, avrebbe voluto vedere la Sicilia diventare stato degli Stati Uniti d’America), che contribuiranno ad assegnare alla Sicilia il suo status di regione a statuto speciale. Nel 1947 Palermo viene quindi scelta come sede del governo e dell’assemblea regionale, ospitate fin da allora da Palazzo d’Orleans e dal Palazzo Reale.

Nel 1950 Palermo è ancora una volta vittima del malgoverno delle proprie istituzioni. E’ in questo periodo che avviene il cosiddetto “sacco di Palermo”: la Mafia beneficia dei lavori di ricostruzione post-bellica, e numerosi palazzi di notevole valore artistico ed architettonico vengono abbattuti per far spazio ad orrende costruzioni moderne, talvolta proprio in pieno centro storico. La città si espande senza un vero e proprio piano regolatore, come una cellula impazzita; questo darà vita a problemi urbanistici e logistici che tuttora persistono e difficilmente potranno essere sanati.

In pochi anni Palermo aumenta esponenzialmente il proprio numero di abitanti, fino a diventare la quinta città Italiana.

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